mercredi 22 mai 2013

PREMESSA: IL PROBLEMA STORICO

Il Scriba Valdemir Mota de Menezes leggere il testo qui sotto e raccomanda come una lettura illuminante sulla storia della Chiesa. Fonte: http://digilander.libero.it/longi48/Chiesa%20Antica.html PREMESSA: IL PROBLEMA STORICO Prima di affrontare la storia della Chiesa è necessaria una breve e sintetica premessa su ciò che intendiamo per storia, la scansione dei tempi entro cui essa si muove, i suoi metodi di ricerca, i concetti di storia della chiesa che si sono sviluppati nel corso del tempo, cioè come lo storico concepiva il cammino della chiesa all’interno del tempo. Il termine “Storia” deriva dal greco “istoria” che significa indagine, investigazione, ricerca. La storia, quindi, è la scienza che investiga e svolge ricerche sul passato dell’uomo; di conseguenza, lo storico è colui che svolge indagini e ricerche sul passato umano, che assume un duplice aspetto: quello di vissuto e di conosciuto. Non tutto il vissuto, però, è anche conosciuto e ciò perché il vissuto abbraccia spazi storici decisamente superiori al conosciuto. Inoltre, l’approcciarsi dello storico al vissuto non è mai ingenuo e oggettivamente aperto, ma è sempre selezionante e spinto da interessi di vario genere. Ciò dipende dalla natura stessa dell’uomo, in quanto essere libero e intelligente, e dai suoi condizionamenti. Il tempo viene convenzionalmente distinto in Passato, Presente e Futuro. Il Passato, in quanto già vissuto, non è più modificabile, ma, tuttavia, è influente sul Presente anche se non ne abbiamo consapevolezza; e tanto più ne ha quanto più ne siamo inconsapevoli, perché sfugge alla nostra coscienza e al nostro controllo. Il Futuro è un tempo non compiuto, anche se è condizionato dal passato e dal presente. In tal senso è già virtualmente occupato. Infatti, sull’esperienza del passato e da esso condizionati, produciamo nel presente programmi per il Futuro che ci condizionano nelle nostre scelte nel Presente. Il Presente è il momento della valutazione, della decisione e della responsabilità, quale condizione della libertà. L’uomo, come soggetto storico, è l’essere che vive nel presente, ma preso dentro e condizionato dal Passato e dal Futuro. L’uomo nel presente produce intenzioni che, poi, si attuano in azioni: queste, nel loro insieme, costituiscono la Storia. La Storia, quindi, è una storia di intenzioni che si fanno azioni. Essa, pertanto, non può essere soltanto una mera conoscenza dei fatti, ma deve essere soprattutto un conoscere le motivazioni e le intenzioni di chi ha prodotto i fatti. Il fatto in sé dice poco; quello che conta è capire il contenuto intenzionale e motivazionale che lo ha prodotto. Quindi i fatti vanno sempre letti e interpretati. Alcuni affermano (V. Marx, Engel, ecc.) che ci sono delle leggi intrinseche alla storia che regolano in senso generale i fatti e la Storia stessa in cui tali fatti sono prodotti. Se ciò fosse vero, verrebbe eliminata o notevolmente condizionata la libertà dell’uomo, schiavo di queste Leggi superiori verso le quali deve inchinarsi. Verrebbe annientata l’individualità e la libertà dell’uomo e, quindi, anche la sua responsabilità. Fare lavoro storico significa, in particolar modo, raccogliere i fatti e interpretarli. È, quindi, un lavoro di ermeneutica. METODO DEL LAVORO STORICO Esso si sviluppa essenzialmente su tre livelli: 1) Affinità; 2) Distanze; 3) Tradizione. Affinità Chi studia deve ricreare in sé l’epoca e il personaggio oggetto del suo studio. E’ un immaginare come si è sviluppata la storia o come può essersi comportato un personaggio. E’ un entrare in “simpatia” con l’epoca storica e i personaggi oggetto di studio. Si cerca, idealmente, di creare dentro di se un feeling con queste realtà storiche. Distanza Bisogna, però, anche prendere una giusta distanza dai fatti, con cui si è entrati in “simpatia”, per fare una valutazione oggettiva degli stessi e del loro effetto nella storia. Si tratta di formulare, in definitiva, il significato oggettivo dei fatti stessi. Tradizione La Tradizione è un insieme di fatti, con la loro conseguente produzione di effetti, che portano l’uomo ad assumere, come spontanei e scontati, certi punti di vista, sfociando spesso in pregiudizi o luoghi comuni. Quindi il lavoro storico consiste nell’immaginare dentro di sé il passato, creare con questo un certo feeling, pensare sul come si è svolto, valutandolo, poi, oggettivamente e raffrontandolo con le Tradizioni, che costituiscono i luoghi comuni fino al pregiudizio. La storia della Chiesa è un settore della ben più ampia storia dell’umanità. Essa, quindi, ne fa parte e ne risente degli influssi. Ciò che fa la storia della Chiesa è l’immagine che la Chiesa ha di se stessa, che porta dentro di sé e che ha dato di se stessa nel tempo. Questa immagine e raffigurazione di sé la Chiesa se l’è creata nel tempo in una interazione con l’ambiente esterno, talvolta favorevole e talvolta ostile, e con il proprio interno, costituito dalla propria organizzazione, cultura, pensiero, tendenze e, soprattutto, coscienza, sempre più affiorante, della propria missione. Queste due realtà, interna ed esterna, interagiscono tra di loro condizionandosi reciprocamente e a seconda delle situazioni più o meno contingenti. Per una corretta comprensione della storia della Chiesa va tenuto conto non solo dei fatti oggettivi ed esperibili, prodotti dalla Chiesa nel corso dei secoli, ma anche della coscienza che la Chiesa ha avuto di sé e della propria missione, della sua fede, della sua duplice dimensione orizzontale (aspetto storico-sociale) e verticale (aspetto spirituale e divino) che rispecchiano inconfondibilmente la duplice natura umana e divina del suo Fondatore, il Cristo, che essa incarna sacramentalmente nel corso dei secoli e della Storia. LE CONCEZIONI DELLA STORIA DELLA CHIESA Il primo storico della Chiesa fu Eusebio, che nella sua opera ™kklhsiastik¾ ƒstor…a esprime la sua convinzione che questa sia condotta dalla provvidenza divina. Diversamente S.Agostino (354-430), nella sua Città di Dio, vede la storia della Chiesa svolgersi dinamicamente e in modo dialettico: contrapposizione del Vangelo con l’ambiente esterno ostile e le resistenze che questo trova. Già nei primi cinque secoli della Chiesa, quindi, si delinearono due orientamenti fondamentali nel concepire la dinamica storica della Chiesa: uno di tipo prevalentemente provvidenziale e assistenziale; l’altro di tipo dialettico e di contrapposizione. Intorno al 14° secolo, alle soglie ormai del rinascente umanesimo, si era formata la tendenza a mettere sotto critica della ragione la storia della Chiesa. Ma l’intento naufragò per lo scoppio all’interno della Chiesa stessa, tra il 15° e 16° secolo, del movimento rivoluzionario della Riforma protestante, seguita dalla Controriforma cattolica e sancita definitivamente dal Concilio di Trento (1545-1563). La contrapposizione delle parti, Protestante e Cattolica, ha fatto sì che si scadesse in una apologia dalle forti tinte polemiche, la cui preoccupazione principale non era la ricerca e l’affermazione della verità, bensì il consolidamento della propria posizione. Con l’Illuminismo e la Rivoluzione francese si apre un nuovo fronte contro la Chiesa. L’affermazione della ragione sulla fede, del positivismo sulla teologia. Tutto deve passare al vaglio della ragione e tutto viene accettato nella misura in cui il tutto passa indenne da questo vaglio. Si andò affermando, di conseguenza, un perentorio atteggiamento critico non solo verso la Chiesa e la sua fede, ma anche verso i Vangeli, la figura di Gesù, di Paolo e delle Scritture in genere. Tutto è stato rimesso in discussione. Oggi si ritiene importante, nel valutare la storia della Chiesa, l’analisi dei documenti, da cui nascono delle domande e si pongono delle questioni che spingono alla ricerca e ad una maggiore comprensione. Due sono le figure e i modi di affrontare la storia della Chiesa: quello storico e quello teologico. Entrambi affrontano l’argomento da posizioni e da punti di vista contrapposti, ma che necessariamente si devono integrare tra loro, ricomponendosi in un’unica ricomprensione della Chiesa. Lo storico parte dai fatti, dall’osservare come la Chiesa si è comportata e realizzata nel corso dei secoli, rilevando poi le costanti, che accomunandosi tra loro ne delineano il carattere, la personalità e la natura. Il teologo, invece, parte dal sapere che la natura della Chiesa è umano-divina e in questa prospettiva fa una lettura dei fatti. I due procedimenti, quindi, sono inversi: lo storico dai fatti risale alla natura della Chiesa e al suo contenuto di fede; il teologo, invece, parte dalla coscienza della natura umano-divina della Chiesa per arrivare ad una comprensione profonda e intima dei fatti e della storia. ALCUNE LINEE DI SVILUPPO Dalla storia della Chiesa si sono sviluppate separatamente tre aree di studio: - La Patrologia - L’Archeologia cristiana - Storia dei dogmi La Patrologia è lo studio della vita, delle opere e del pensiero dei Padri della Chiesa. Questi sono i primi teologi che hanno sviluppato la teologia e la dottrina cristiane, contribuendo alla formazione del pensiero cristiano. Essi costituirono una barriera apologetica contro le eresie, che tra il II e III sec. hanno trovato un grande sviluppo. Essi furono, all’interno della Chiesa, dei saldi punti di riferimento del cammino cristiano e della fede. L’Archeologia cristiana è la scienza che, avvalendosi del sapere e delle tecniche proprie dell’archeologia, riporta alla luce reperti archeologici propri del cristianesimo, dando una testimonianza concreta e storica di ciò che fu il cammino di fede e del cristianesimo lungo il corso dei secoli. Il Dogma (dal gr. dogma che, a sua volta deriva da dokew, significa opinione, decisione) è uno strumento utilizzato dalla Chiesa e prevalentemente, ma non esclusivamente, sviluppatosi tra il XVIII e il XIX sec. per opposizione all’Illuminismo, che metteva in discussione e sotto critica le verità della Fede. In tale periodo, ma non solo, la Chiesa codificò con bolle e decreti verità che dovevano essere ritenute assolutamente certe e indiscutibili e facenti parte della rivelazione divina, avvenuta per mezzo della Chiesa stessa. Con tale formulazione la Chiesa si presenta come semplice mezzo trasmettitore di verità rivelate. Nell’ambito della storia, la prima solenne proclamazione del dogma si ritrova nel concilio di Nicea, nel 325, a proposito della questione ariana, che tratteremo più avanti. STORIA DELLA CHIESA - L’ANTICHITÀ - PREMESSA L’oggetto della storia della Chiesa, come già abbiamo sopra accennato, è l’insieme delle immagini che essa ha saputo trasmettere di se stessa nel corso dei secoli. Idealmente la si può suddividere in quattro momenti: - Chiesa antica (I – VI sec.) - Chiesa medievale (VI – XIV sec.) - Chiesa della Controriforma (XV – XVII sec.) - Chiesa contemporanea (XIX ad oggi) Caratteristiche dei quattro periodi: Chiesa antica (I – VI° sec.) Questo periodo è caratterizzato da una iniziale conflittualità con l’impero romano ricompostasi poi con l’avvento della svolta costantiniana (313), che integrò la Chiesa nella struttura stessa dell’impero, dandole in tal modo una rilevanza sociale prima sconosciuta. Qui la Chiesa, uscita dalle catacombe, incomincia a darsi una propria organizzazione interna che risente della struttura imperiale e sarà tale da prenderne il posto quando, a partire da Costantino (330), gli imperatori abbandoneranno Roma e si stabiliranno a Costantinopoli. E’ il periodo delle grandi eresie e dei grandi concili, il periodo in cui la Chiesa approfondisce il proprio contenuto teologico e dottrinale, recepito e codificato, poi, dai quattro grandi Concili di Nicea (325), Costantinopoli (381), Efeso (431), Calcedonia (451). E’ il periodo in cui nasce il monachesimo. L’epoca antica finisce nel VI° con il papa Gregorio Magno (590-604), mentre l’ultimo imperatore cristiano fu Giustiniano (482-565). Chiesa medievale (VI° - XV° sec.) La fine dell’Impero romano (476) fu segnata dalle invasioni barbariche. In questo contesto la Chiesa non solo ha fatto da mediatrice tra le macerie dell’Impero e queste nuove popolazioni del Nord, ma ha assorbito in se stessa queste nuove energie e trovando in esse una nuova vitalità da cui nascerà, poi, il Sacro Romano Impero, che coinvolgerà sempre più la Chiesa nella temporalità e nella terrestrità. E’ il periodo dei vescovi principi, dei papi guerrieri, delle lotte per l’investitura, di una sfrenata rivalità per il potere conteso tra imperatori e papi. E’, ancora, il periodo della grande spaccatura con la Chiesa d’Oriente (1057) consumatasi in reciproche scomuniche. Fu un lungo periodo di quasi dieci secoli in cui la Chiesa, gradualmente, ha perso sempre più la propria identità originaria e, conseguentemente, il senso della sua missione spirituale fino a provocare una reazione che sfociò nella Riforma. Chiesa della Riforma e Controriforma (XVI° - XVIII° sec.) La Chiesa, invischiata in impegni quasi esclusivamente temporali e in concorrenza con il potere imperiale, ha sempre più perso il senso della propria missione fino a provocare una reazione al proprio interno che sfociò nella Riforma protestante, luterana e calvinista. La Chiesa rispose con una Controriforma nata più per contrastare la Riforma protestante che per una propria esigenza interna. I tratti della Riforma e Controriforma, quest’ultima codificata nel Concilio di Trento, furono caratterizzati dalla polemica, dalla apologia e da un sostanziale rapporto di forza che ha radicato le due parti sulle loro posizioni, lacerando la Chiesa e creando in essa due anime contrapposte che ancor oggi, a fatica, si tenta di riconciliare. Chiesa moderna (XIX° - ad oggi) Con l’avvento della Rivoluzione francese e la nascita dell’Illuminismo tutto il vecchio mondo europeo, sorto dalle rovine dell’impero romano, è percorso da una nuova ventata portata dalla luce della Ragione. Tutto viene posto sotto critica e al vaglio della Ragione. Anche la fede e le sue fonti, fino ad allora accettate supinamente, vengono sottoposte ad una dura critica. E’ l’epoca delle grandi trasformazioni sociali e delle lotte di classe, della formazione definitiva degli stati europei; l’epoca della “Rerum novarum”; è il periodo della formulazione delle grandi teorie economico-sociali che travolgeranno il mondo con due guerre e lo spaccheranno tra due ideologie, tra due grandi visioni della storia, della società e dell’uomo: capitalismo e comunismo. Un’epoca in cui la Chiesa, quasi superata dagli eventi stessi, è chiamata a dare delle risposte a se stessa e al mondo, che attorno a sé sta cambiando in rapida evoluzione, con ritmi fino ad allora sconosciuti.

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