mercredi 22 mai 2013

SVOLTA COSTANTINIANA

Il Scriba Valdemir Mota de Menezes leggere il testo qui sotto e raccomanda come una lettura illuminante sulla storia della Chiesa. Fonte: http://digilander.libero.it/longi48/Chiesa%20Antica.html LA SVOLTA COSTANTINIANA Costantino nacque il 27 febbraio 285 a Naissos in Dacia da genitori pagani, Costanzo Cloro ed Elena, non legati da matrimonio legittimo, poiché lui era un generale dell’esercito romano e lei una semplice locandiera. Essa, dopo alcuni anni dalla nascita di Costantino, fu ripudiata da Costanzo per motivi politici. Ci penserà, comunque, Costantino a riabilitare sua madre assegnandole nel 306 il titolo di nobilissima formina, innalzandola alla condizione nobiliare e, più tardi, le assegnerà il titolo di augusta, cioè di imperatrice-madre. Costantino fu allevato a Nicomedia alla corte di Diocleziano e dopo l’abdicazione di questi nel 305, si rifugiò presso il padre, signore della parte occidentale dell’impero. Lo accompagnò in una campagna militare in Inghilterra, dove a York, dopo la morte del padre, venne proclamato imperatore nel 306, all’età di 22 anni circa. Egli consolidò il suo potere nella parte occidentale dell’impero e nella battaglia del 312 al ponte Milvio, alle porte di Roma, contro Massenzio si assicurò il potere assoluto su tutto l’impero che condividerà con suo cognato Licinio, che verrà sconfitto da Costantino nel 324 e ucciso. Elena influì molto su Costantino, che si convertirà, grazie a lei, al cristianesimo; mentre Costanzo, suo padre, praticava una specie di monoteismo paganeggiante e assai tollerante in fatto di culti. Con la salita al trono di Costantino nel 312, dopo la definitiva sconfitta di Massenzio al ponte Milvio, la chiesa subisce una trasformazione epocale, passando non solo a religio licita ma addirittura a religione ufficiale dello Stato e dell’Impero romano e cessa, quindi, di essere perseguitata. Infatti, Costantino intuisce che il cristianesimo era ormai ampiamente diffuso in tutto l’impero ed era inestirpabile e che, inoltre, costituiva una forza nuova e vitale utile per il rinnovo dell’Impero e per il suo amalgama. Pertanto, dal 313 al 330 d.C., avvia una serie di riforme favorevoli al cristianesimo per riconciliare la Chiesa allo Stato, dopo lunghi secoli di persecuzioni e atteggiamenti ostili e diffidenti. La Chiesa bizantina lo considera santo, l’uomo della provvidenza; mentre storici non cristiani ritengono che egli abbia messo le premesse per il crollo dell’Impero romano e della sua cultura e che si sia avvicinato al cristianesimo per pura opportunità. Molto probabilmente egli si avvicinò anche per convinzione; infatti proveniva da una famiglia sostanzialmente religiosa che lo ha indirizzato alla ricerca del vero Dio e il clima familiare era prevalentemente filo-cristiano. Decisivo fu l’atteggiamento assunto da Costantino verso il cristianesimo che, in quanto imperatore, aveva creato un ambiente generalmente favorevole e un flusso di famiglie nobili e altolocate dal paganesimo al cristianesimo. Già dal 313 e fino al 330 Costantino adotta una serie di provvedimenti e atteggiamenti filo-cristiani: - Vieta di bollare in faccia i condannati ai lavori forzati o ai giochi nel circo, perché, afferma, l’uomo è immagine di Dio; - Riconosce ai cristiani di dare la libertà ai propri schiavi davanti al vescovo; - Concede capacità giuridica e di giudizio ai vescovi per le cause civili, con piena validità - Libera da sanzioni i celibi e i senza figli, per rispetto allo stato ascetico in uso presso la chiesa primitiva. - Ordina il riposo nel giorno della domenica per i tribunali e i lavori manuali, in omaggio al giorno del Signore, festeggiato dai cristiani. - Stabilisce che chiunque può lasciare in testamento i propri beni alla Chiesa. - Vieta l’aurispicia privata, ma non quella pubblica; - Fa larghe sovvenzioni alle chiese, tendendo a restringere quelle per i culti pagani Costantino si considera “vescovo per quelli di fuori”, cioè colui che facilita l’ingresso dei pagani nel cristianesimo. In qualità di pontifex maximus (sommo sacerdote) si preoccupò sempre sinceramente del buon andamento delle strutture ecclesiastiche e della vita della Chiesa. E quando l’impero era in subbuglio per la questione ariana egli, per pacificare la chiesa e di conseguenza anche l’impero, convoca il concilio di Nicea nel 325. La vita pubblica e sociale assume un’impronta sostanzialmente, anche se non definitivamente, cristiana. Costantino oltre ai privilegi giuridici e amministrativi, mostrò tutta la sua simpatia e il suo mecenatismo verso il Cristianesimo. In questo clima di pace la Chiesa progredisce vistosamente e si sviluppa intensamente l’attività teologica. Costantino, poco prima di morire si fece battezzare. Ciò corrisponde ad un uso frequente a quel tempo, poiché le colpe gravi commesse dopo il battesimo erano sottoposte ad una dura penitenza nella chiesa, per cui si cerca di rimandare il battesimo verso la fine della vita, quando le occasioni di colpe gravi erano prevedibilmente scemate. Egli morirà il 22 maggio del 337. Al di là di ogni valutazione di parte o contro, si può ben dire che Costantino fu uno spirito profondamente religioso e bene intenzionato nei confronti della Chiesa e del cristianesimo in genere. EVOLUZIONE DELLE RELAZIONI TRA STATO E CHIESA NEL IV° SEC. Esse possono essere idealmente divise in tre epoche: 1° epoca: Costantino si mostra favorevole alla Chiesa, ma ne rimane fuori dalle dispute, se ne astiene da tutti i problemi. 2° epoca: Costanzo II, figlio di Costantino, pretende di essere il pontifex maximus e interviene nelle sue faccende in modo pesante, creando notevoli problemi interni alla Chiesa. Essendo egli filo-ariano decreta in favore dell’arianesimo, ma i vescovi cristiani ortodossi si oppongono ed egli li esilia. 3° epoca: Sotto Teodosio il Grande il paganesimo subisce progressive restrizioni: ogni azione cultuale pagana fu proibita e i templi e santuari pagani vengono distrutti. Ora è il paganesimo ad essere perseguitato. In quest’epoca i rapporti tra Stato e Chiesa tendono a distanziarsi. Significativo fu l’intervento di Ambrogio contro l’imperatore Teodosio che aveva fatto massacrare 7000 cittadini raccolti in uno stadio per vendicare la morte di un suo funzionario. Ambrogio scomunica l’imperatore e lo sottopone a penitenza. Questo episodio sta a significare che anche l’imperatore è un cristiano e deve sottostare, per quanto riguarda il suo comportamento morale, alla Chiesa. Ambrogio dirà all’imperatore che a lui spetta garantire la libertà e al prete dire la verità; in altri termini, ognuno faccia il proprio lavoro a casa sua senza interferire in casa degli altri; è l’applicazione del “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. Nel 380 Teodosio con l’editto Cunctos populos stabilisce la religione cristiana quale religione imperiale. Con questo decreto l’impero torna ad avere una religione ufficiale, che sostituisce quella pagana tradizionale. Stabilisce, inoltre, che i cristiani siano chiamati cattolici e gli altri cristiani che si pongono fuori, eretici. Teoria della Sinfonia Gli stretti rapporti tra Stato e Chiesa e le reciproche ingerenze trovarono in Eusebio di Cesarea la loro giustificazione teologica. Eusebio era uno strenue sostenitore di Costantino nel cui avvento vede la realizzazione delle più alte speranze cristiane. Esso appare agli occhi di Eusebio come un secondo salvatore, un emissario di Dio mandato per strappare il cristianesimo dalle persecuzioni. Ben vedeva, dunque, Eusebio l’interessamento di Costantino verso la Chiesa e i suoi problemi. Nell’ambito di quest’ottica Eusebio formulò una teoria giustificatrice di questo stato di cose che, invece, provocò non pochi problemi e seccature alla Chiesa. Questa teoria fu denominata della “Sinfonia” che espose adottando lo schema neoplatonico del tempo: Dio, Logos, Cosmo. D I O – PANTOKRATOR L O G O S Attuatore della volontà di Dio Per mezzo di due vie Popolo di Israele, Impero Romano, via parziale, ma via implicita, ma esplicita universale LOGOS INCARNATO Riassume in se le due vie C H I E S A Incarna il Logos e si fa universale per mezzo dell’Impero Romano Al vertice, afferma Eusebio, ci sta Dio, creatore di tutte le cose, il pantokrator, il quale per entrare in rapporto con l’uomo si serve del Logos, intermediario tra Dio e il mondo. Il Logos, dunque, non solo fa da intermediazione, ma è anche l’attuatore della volontà divina nel Cosmo. Per fare ciò egli utilizza due vie: il popolo di Israele, che per le sue piccole dimensioni è una via parziale, ma esplicita, nel senso che ha coscienza di essere strumento e sacramento di Dio nella storia; e l’Impero Romano, che è la via implicita, nel senso che non ha coscienza di essere lo strumento che realizza il disegno di Dio, tuttavia, ha il vantaggio di avere una enorme organizzazione ed espansione in tutto il mondo allora conosciuto, facilitando il diffondersi del cristianesimo a cui, con l’avvento di Costantino, dava anche un concreto e valido supporto apostolico. Tra le due vie si pone di mezzo l’incarnazione del Logos, concepito come sintesi delle due vie, sia perché è l’espressione massima e matura dell’Israele storico, sia perché nato nel bel mezzo dell’Impero Romano, di cui la Palestina fa parte come provincia. Dal Logos viene generata la Chiesa, presente in esso, per cui anche la Chiesa assume le caratteristiche di questo Logos: universalità e testimone della volontà di Dio in mezzo agli uomini. Pertanto Chiesa e Stato altro non sono che due facce della stessa medaglia, cioè del Logos. Di conseguenza tra i due non c’è contrapposizione, ma reciproca collaborazione e integrazione, pur nella distinzione, ognuno, delle proprie competenze, per cui l’Imperatore deve lasciarsi condurre dai vescovi e dal papa e questi trovare il loro aiuto e appoggio per il compimento della loro missione nell’Imperatore. Conseguenza di questa Sinfonia sono i normocanoni, per cui i canoni della Chiesa sono recepiti come proprie leggi dallo Stato. Da qui ne discende che le eresie furono perseguite non solo in quanto destabilizzanti l’integrità dell’Impero, ma anche perché erano violazioni di leggi civili dello Stato. Questo schema che giustifica una reciproca implicazione tra Stato e Chiesa aiuta anche a capire le Chiese ortodosse che fino ai nostri giorni sono in stretto legame con lo Stato. La Chiesa di fronte allo Stato e all’Impero Prima della venuta di Costantino l’attività missionaria era rivolta esclusivamente ai singoli, cercando di convincerli e di convertirli. Dopo Costantino, i compiti della Chiesa cambiano radicalmente. Infatti l’attività non è più mirata al singolo, ma rivolta ad una intera società, ad un intero Impero. Non si trattava più di convincere e di convertire, ma di gestire secondo criteri e principi cristiani un’intera società a livello mondiale. L’azione sociale della Chiesa, in questo IV° secolo, interviene su tre aree fondamentali del vivere civile e sociale: - Famiglia - Disuguaglianze sociali - Cultura e divertimenti Famiglia Due erano le questioni principalmente affrontate dalla Chiesa: l’indissolubilità del matrimonio e la Patria potestas. Nell’ambito del diritto romano erano previsti tre tipi di matrimonio: - Uno a sfondo religioso, durante il quale i coniugi consumavano una focaccia di farro davanti al pontifex maximus; - Uno a sfondo, per così dire, laico, avveniva per coemptio, cioè il marito comperava letteralmente la moglie che diventava di sua proprietà; - Uno caratterizzato dall’usus, basato sul principio dell’usucapione, cioè un possesso che protrattosi nel tempo, portava alla proprietà dell’oggetto. A fianco del matrimonio si affiancava abbastanza diffusamente il concubinato. Il diritto romano era sostanzialmente favorevole alla indissolubilità del matrimonio, ma era aperto anche al divorzio in determinate circostanze. Altro problema che si poneva nell’ambito del matrimonio era quello contratto tra schiavi: il padrone poteva liberamente vendere separatamente i coniugi, distruggendo famiglie e creando drammi. Il pater familias era il capo assoluto del nucleo familiare, comprendente la moglie, i figli, gli schiavi e il patrimonio. Solo alla morte del padre finiva la patria potestas, alla quale i figli rimanevano sottoposti anche in età maggiore. Il potere paterno era evidente fin dalla nascita dei figli, che potevano essere anche abbandonati se non accolti dal pater familias. I figli abbandonati venivano venduti come schiavi o avviati alla prostituzione. Inoltre il pater familias aveva diritto di uccidere la figlia colpevole di adulterio. Come si può vedere la situazione della famiglia e lo strapotere del pater rendevano la situazione familiare gravemente pesante e lesiva della stessa dignità umana al punto tale che anche Ottaviano Augusto emanò delle apposite leggi tra il 18 e il 9 a.C. che puntavano ad un riordino della vita matrimoniale e familiare in genere. Di fronte allo strapotere del pater familias la Chiesa interviene cercando di far recepire che la paternità, ancor prima di essere un potere sugli altri, è anzitutto un dovere verso gli altri, di cui si ha la responsabilità, e che deve radicarsi nell’amore. Fu questo un notevole salto di qualità che cozzava contro una mentalità radicata da secoli. Lentamente si sviluppa una teologia del matrimonio e della famiglia, intesa come chiesa domestica (S.Crisostomo). Disuguaglianze sociali Parlare della questione sociale significava parlare sostanzialmente della schiavitù e del divario tra ricchi e poveri. Nel IV° sec. la Chiesa si muove su due linee; per quanto riguarda la schiavitù, questa viene dichiarata non accettabile, perché Dio vuole uguali tutti i suoi figli. Da questa affermazione di principio si doveva, poi, passare all’attuazione che si rivelò alquanto complessa; infatti non tutti gli schiavi volevano diventare liberti, poiché in tal modo oltre che perdere una identità sociale, sia essa pur umile, veniva persa anche la protezione e la sicurezza esistenziali. C’era, inoltre, anche un problema di ordine sociale ed economico; infatti la popolazione romana era composta per circa un 80% di schiavi e un 15-20% di liberi. Da ciò appare chiaramente che c’era tutta una struttura sociale ed economica che si reggeva sulla schiavitù. Togliere la schiavitù era solo un buon proposito, ma non attuabile in quanto che si sarebbe intaccata la struttura e di conseguenza l’esistenza stessa della società dell’epoca. Per cui la Chiesa dovrà muoversi nell’ambito di una umanizzazione della vita dello schiavo, facendo maturare ai padroni che questi erano esseri umani, figli di Dio. In tal senso, circa tre secoli prima, S.Paolo si muoverà nella sua lettera a Filemone a favore dello schiavo Onesimo. Altro aspetto che affliggeva la vita sociale romana era il netto divario tra ricchi e poveri. A fronte di tale problema i vescovi presero posizione contro la proprietà privata, non nel senso di un marxismo ante litteram, bensì una contestazione di una situazione di grave ingiustizia, in cui il solo 4-5% aveva in mano tutte le proprietà, mentre il restante 95% non possedeva nulla. Da parte della Chiesa veniva invocato il buon uso dei beni, nel senso che questi hanno una destinazione universale per il bene di tutti e non per il godimento di pochi, mentre la proprietà esclusiva dei beni si traduceva in oppressione; a sostentamento di tale tesi veniva portato il racconto biblico della vigna di Nabot, dove Acab re di Samaria, pur di avere proprietà maggiore, fa uccidere il buon Nabot e si appropria della sua vigna. E’ sempre in questo secolo che la Chiesa si occupa dell’assistenza ai poveri, sia fisica che spirituale. Basilio si dedicò a loro cercando anche di formarli, di educarli, rendendoli edotti dei loro diritti e cercando di dare loro un lavoro per il proprio sostentamento. Tanti erano i poveri accorsi che vicino a Cesarea sorse una quasi città fatta di poveri desiderosi di una loro affermazione sociale, che il popolo chiamò Basileide. Tale fatto sociale fu talmente rivoluzionario che fece intervenire l’imperatore che sollecitava Basilio a moderare i suoi interventi a favore dei poveri per non sovvertire l’ordine e l’assetto sociali. Cultura e divertimenti Un altro settore dove la Chiesa fece sentire la sua presenza fu nell’ambito della cultura e dei giochi. Nelle scuole, infatti, ai giovani veniva proposta ancora una cultura squisitamente pagana, fondata sui classici greci e latini. Basilio intervenne non proibendone la lettura, ma cercando di recuperare quel fondo di umanità e di verità che anche i classici pagani portavano in loro e che formava il punto di contatto con il cristianesimo. Quanto ai divertimenti, la Chiesa si dovette scontrare duramente con tradizioni e mentalità decisamente pagane e del tutto inaccettabili da parte del cristianesimo, come ad esempio i giochi gladiatori, le gare di corsa con bighe o quadrighe nel Circo Massimo, le recite nei teatri, spesso licenziose.

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